Io credo agli alieni!

Iniziamo con Asante – che ci ha presentato EartHeart – Fondazione Cariello Corbino – ETS

Mi chiamo Asante, ho otto anni, orfano da tre e sono nato in mezzo al continente africano. Sento in me tanta voglia di vivere e mi dicono che ho sempre avuto tanta fantasia, forse anche troppa, perché io credo agli alieni! Passy, la signora che ci ha preso con lei, la domenica ci porta in chiesa, dove un prete paffuto ci dice di pregare gli angeli che stanno in cielo. Io ormai agli angeli ho smesso di crederci: da quando sono morti mamma e papà li ho pregati ancora di più, ma ho continuato ad avere fame e a dormire a terra tremando di freddo la notte. Poi un giorno le ho viste passare queste strane creature: gli altri li chiamano mzungu, che nella nostra lingua significa uomo bianco, o meglio, tutti quelli che non sono neri. Fanno un po’ paura… sono strani e perciò penso siano alieni. Passano veloci dentro le jeep guidate dai rangers, hanno i capelli d’oro, vestiti tutti puliti e alcuni sono grossi come 10 africani. Qualche volta qualcuno sporge una mano bianca dal finestrino per fare un saluto, qualcuno ti punta una scatola nera contro. Sì, devono essere alieni, perché non somigliano agli angeli di cui parla il prete e poi se fossero umani, anche se mzungu, si interesserebbero a noi, che li salutiamo gridando ogni volta che passano. Un giorno però una jeep si è fermata di fronte alla nostra baracca. I rangers hanno fatto scendere tre di loro. Io non sapevo cosa dire, ma ho pensato: signor alieno, ti prego, portami via da qui, voglio vedere cosa c’è oltre il pozzo dell’acqua dove vado ogni giorno a riempire la mia tanica pesante, perché oltre non sono mai andato. Ma nessuno mi ha risposto. Ma poi l’aliena è ritornata con tanti doni e ha messo a posto la nostra casa di legno, ci ha fatto una scatola di legno col buco in terra come bagno, ci ha messo dei letti e dei pavimenti veri. Abbiamo ripreso ad andare a scuola, mangiamo di più, dormiamo più comodi e nelle notti di freddo ci facciamo più stretti uno accanto agli altri e il pensiero di quell’alieno ci scalda il cuore. Tempo dopo è arrivato il più strano di tutti: era un alieno nuovo, non aveva i capelli, aveva un po’ di pancia e una barba quasi bianca. Non la smetteva di ridere, disegnare e ballare con noi… doveva essere un alieno bambino, anche se pareva vecchissimo con quei vetri davanti agli occhi e la testa luccicante come la luna. L’ultima volta che è andato via, l’alieno barbuto ci ha fatto una domanda: che sorpresa volete per la prossima volta? E noi abbiamo risposto: una casa vera, con l’acqua, l’elettricità e le finestre. Lui ha nascosto le lacrime con un sorriso, ha promesso che sarebbe ritornato con la casa. E stasera è avvenuta una cosa bellissima: siamo saliti tutti 65 su dei grandi camion, con la nostra roba e siamo andati oltre il pozzo, attraversando tanti campi, tanti altri bambini e siamo arrivati davanti a una grandissima casa, con un tetto, i bagni e le finestre. E’ bellissima, la cosa più bella che ho mai visto dopo il sorriso di mia mamma. Ho 8 anni ed ho appena capito due cose: mai smettere di sperare e gli alieni mantengono sempre le promesse.

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    Posted 2 giorni ago 9:29 AM 0Likes

    mw6alo

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